All’inizio degli anni Sessanta l’Italia era nel pieno del cosiddetto “miracolo economico”, una fase di rapido sviluppo che, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, trasformò profondamente il Paese. L’alto tasso di crescita del PIL, la modernizzazione tecnologica e la diffusione dei consumi di massa segnarono il passaggio da un’economia agricola a una società industriale e urbana. L’espansione investì in particolare i settori automobilistico, siderurgico e chimico, sostenuti da forti investimenti e da un aumento dell’occupazione.
In questo quadro di trasformazioni, a Sestri Ponente il Cantiere Navale Ansaldo rimaneva un punto nevralgico per la cantieristica, simbolo della capacità italiana di competere nella costruzione di grandi navi mercantili e militari. Parallelamente, a Monza la Fabbrica Pirelli rappresentava l’avanguardia della produzione di pneumatici e cavi, testimoniando l’apertura al mercato internazionale e il ruolo centrale dell’industria lombarda. Queste realtà, diverse ma complementari, restituivano l’immagine di un’Italia in rapida trasformazione, sospesa tra tradizione manifatturiera e nuove prospettive globali.






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