"La vera seduzione […] è possibile solo quando il corpo mantiene tutta la sua polivalenza di senso, e non si riduce a quel significato univoco che è il sesso, così, come nella nostra cultura attuale è stato codificato. […] la […] “liberazione” sessuale si riduce alla liberazione dell’indumento, che già a sua volta, lungi dal vestire il corpo, era lui a essere vestito di sessualità. Per rendercene conto basta un confronto con i primitivi. Essi giravano nudi perché tutto il loro corpo era volto, cioè espressione simbolica dove i corpi, guardandosi, si scambiavano tutti i loro segni che si consumavano in una relazione reciproca, senza riferirsi al solo codice della sessualità. E la seduzione, quando limita il suo spazio espressivo al solo codice della sessualità, non fa che avvinghiare con un altro giro di corda un corpo reso già da tempo inespressivo perché, nonostante i giochi di seduzione, o proprio per questo, gli si è tolta la sua parola: la polivalenza dei significati, la sua disponibilità per tutti i sensi non ancora catturati dal codice."
(Umberto Galimberti, La seduzione, in “Città Milano", n. 3, ottobre 1998)




Nessuna opera correlata trovata